CONTRASTO URBANISTICO-AMBIENTALE-IDROGEOLOGICO: DISCREZIONALITA' DEL COMUNE NELLA CONFISCA EDILIZIA

Come nota la giurisprudenza amministrativa, il destino del bene acquisito è rimesso alla discrezionalità del comune. Tale discrezionalità, tuttavia, non è illimitata, giacché il legislatore ha cura di specificare i parametri che devono guidare il consiglio nella sua valutazione: da un lato, infatti, l’organo politico deve valutare «l’esistenza di prevalenti interessi pubblici»; dall’altro (e preliminarmente) è necessario che «l’opera non contrasti con rilevanti interessi urbanistici, ambientali o di rispetto dell’assetto idrogeologico». Il rispetto di tali parametri decisionali, a qualunque risultato cAonduca, è soggetto a sindacato giurisdizionale. Da un lato, infatti, l’opzione demolitoria può essere contestata dai responsabili dell’abuso, segnatamente perché comporta delle spese a loro carico[5]. Tali responsabili, invece, non sono legittimati a contestare l’opzione conservativa, che non li espone ad esborsi patrimoniali e riguarda un fabbricato che non è più di loro proprietà. Un’opzione di questo tipo, tuttavia, può essere impugnata dai controinteressati e segnatamente dagli abitanti della zona, i quali hanno sicuramente interesse a sottoporre all’autorità giurisdizionale la decisione amministrativa (necessariamente motivata[6]) di mantenere in situ, con effetto sostanzialmente sanante, un immobile abusivo[7], tanto più laddove tale abusivismo sia stato dichiarato all’esito di un contenzioso giurisdizionale


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